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Gestione condivisa della terapia della DAPT e dell’anticoagulazione nel paziente SCA con e senza FA nell’ULSS 1
Maggio 2020

Gestione condivisa della terapia della DAPT e dell’anticoagulazione nel paziente SCA con e senza FA nell’ULSS 1

Belluno 07/05/2020

Crediti ECM:
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Spesso i pazienti con una sindrome coronarica acuta (SCA) presentano storia di fibrillazione atriale (FA) o sviluppano tale aritmia nel corso del follow-up. La coesistenza nello stesso paziente dell’evento acuto coronarico e della FA aumenta significativamente il rischio di eventi cardio-cerebrovascolari e la mortalità. Se la duplice terapia antiaggregante (DAPT), specie nei pazienti che ricevono un intervento di angioplastica coronarica, è un must imprescindibile nella gestione della SCA e questo al fine di ridurre il rischio trombotico residuo, d’altro canto la terapia anticoagulante orale è attualmente riconosciuta quale unico trattamento efficace nella prevenzione dello stroke cardioembolico nei soggetti con FA e molteplici studi e le linee guida hanno identificato come farmaci di prima scelta i nuovi anticoagulanti orali (NOAC) che vanno pertanto preferiti alla terapia con warfarin. Se la associazione nei pazienti con SCA e FA di una DAPT e di una terapia anticoagulante orale si rende necessaria al fine di ridurre gli eventi coronarici ed il rischio di stroke, è altrettanto evidente che aumenta significativamente il rischio emorragico, soprattutto in alcune categorie di pazienti. Per tale motivo il Clinico, nel setting complesso dei pazienti con SCA e FA, deve saper gestire con equilibrio la DAPT (in particolar modo la sua durata) ed utilizzare il NOAC più adeguato in base al profilo clinico del paziente in esame. Obiettivo del presente corso è quello di definire la gestione ottimale del paziente con SCA e FA dalla dimissione al follow-up a breve e lungo termine, analizzando rischi e benefici della terapia anticoagulante e antiaggregante nei differenti setting clinici di pazienti. Per meglio chiarire l’importanza di alcuni iter, potrà essere usata la metodologia dello storytelling, che consiste nell'uso di procedure narrative della malattia, approfondendone le valenze, i significati e gli impatti sul processo di cura del paziente, con alto potenziale didattico. E’ uno strumento per ritrarre eventi reali o fittizi attraverso parole, immagini, suoni, tratto dall'esperienza del discente e attraverso il quale si può attuare una forma di comunicazione efficace.

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