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LA GESTIONE FARMACOLOGICA DEL PAZIENTE CON EPILESSIA: IL RAZIONALE DELLA TERAPIA IN EARLY ADD-ON
Novembre 2019

LA GESTIONE FARMACOLOGICA DEL PAZIENTE CON EPILESSIA: IL RAZIONALE DELLA TERAPIA IN EARLY ADD-ON

BRESCIA 21/11/2019

Crediti ECM:
7.8

L’epilessia è una patologia neurologica cronica maggiore che interessa tutte le età della vita. E’ da considerare come una una malattia globale che interessa in modo diverso (soprattutto per eziologia) sia i paesi sviluppati sia i paesi in via di sviluppo, coinvolgendo 50-70 milioni di persone. Poiché spesso le crisi si associano ad alterazione del contatto con perdita di controllo sia del sé sia dell’ambiente, si presentano con una ricorrenza imprevedibile in qualsiasi situazione, si associano a traumi o generano situazioni potenzialmente pericolose per l’incolumità fisica, più di altre malattie irrompono nella vita degli individui interferendo in modo decisivo in tutti gli aspetti della vita stessa: sociale, professionale e familiare. Ancora oggi i pazienti con epilessia sono gravati del fardello dello “stigma”. La comune terapia prevede l’utilizzo di farmaci con l’obiettivo nell’infanzia e nell’età pediatrica di preservare l’encefalo e permettere un adeguato sviluppo cognitivo, nell’età giovane-adulta e anziana di prevenire morbidità e mortalità. L’obiettivo della terapia farmacologica è quello di controllare completamente le crisi oppure di ridurne la frequenza di comparsa, minimizzando gli effetti avversi. La gestione della terapia farmacologica dell’Epilessia pone numerose sfide: l’equilibrio fra efficacia e tollerabilità, la maneggevolezza, la qualità della vita, gli effetti cognitivi e comportamentali La decisione d’iniziare una terapia antiepilettica deve tenere conto di diversi fattori: della diagnosi sindromica o eziologica, del tipo di crisi, del rischio di ricorrenza, del tipo (stile di vita) di paziente, dei possibili effetti avversi. Ogni paziente è unico e la terapia va “personalizzata” tenendo conto di più variabili: tipo di farmaco (spettro d’azione, efficacia, tollerabilità), tipo di paziente (età, sesso, stile di vita, occupazione, fattori psicosociali, presenza di comorbidità e di terapie concomitanti), costi economici. Il farmaco ideale coniuga elevata efficacia, elevata biodisponibilitò orale, cinetica lineare, basso legame proteico, basso indice d’interazione, assenza di metaboliti tossici e attivi, lunga emivita, scarsi effetti avversi, disponibilità di formulazioni parenterali. La strategia terapeutica prevede d’iniziare il trattamento con un solo farmaco da scegliere in base al tipo di epilessia da titolare lentamente per minimizzare gli effetti avversi, fino a raggiungere la dose efficace oppure la massima tollerata. In caso d’inefficacia della prima monoterapia si possono introdurre altre molecole almeno inizialmente in terapia aggiuntiva. Il 50-60% dei pazienti raggiunge una condizione di controllo delle crisi con una molecola, questa percentuale sale a circa il 70% con l’utilizzo di due o tre molecole. Nel 30% dei casi non è possibile raggiungere una condizione di “libertà da crisi” e la risposta clinica rimane incompleta. Negli ultimi 15-20 anni l’armamentarium dei farmaci antiepilettici disponibili sia in monoterapia sia in terapia aggiuntiva è notevolmente aumentato: tuttavia circa il 30% dei pazienti presenta ancora oggi crisi non completamente controllate dalla terapia. L’utilizzo contemporaneo di più farmaci aumenta le possibilità di successo terapeutico ma espone il paziente ad un maggior rischio di neurotossicità e di effetti avversi. La disponibilità di farmaci innovativi a largo spettro d’azione offre l’opportunià di semplificare la terapia riducendo il numero delle molecole utilizzate in associazione, migliorare il controllo delle crisi e la tollerabilità.

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