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LA FIBRILLAZIONE ATRIALE NON VALVOLARE NEI REPARTI INTERNISTICO-GERIATRICI: DOAC, CASI CLINICI E FARMACOLOGIA
Febbraio 2019

LA FIBRILLAZIONE ATRIALE NON VALVOLARE NEI REPARTI INTERNISTICO-GERIATRICI: DOAC, CASI CLINICI E FARMACOLOGIA

MESTRE (VE) 23/02/2019

Crediti ECM:
4.00

La fibrillazione atriale (FA) è un’aritmia ad altissima prevalenza nella popolazione generale (circa 1,5-2%) la cui età media cresce rapidamente. Infatti, la prevalenza di FA in età geriatrica è di circa il 5% negli ultra-65enni e circa il 10% nei soggetti con età ≥ 80 anni. Questa aritmia è responsabile, se non gestita correttamente, di una significativa morbilità e mortalità e di una riduzione della qualità di vita, essendo associata a un incremento di cinque volte dell’incidenza di ictus e di tre volte dell’incidenza di insufficienza cardiaca. La gestione della FA rappresenta una sfida critica nella pratica clinica moderna. Gli antagonisti della vitamina K (VKAs) sono stati una pietra miliare della terapia anticoagulante nei pazienti con tromboembolismo venoso e della prevenzione dell’ictus ischemico nei pazienti con fibrillazione atriale. Tale terapia, però, ha sempre presentato delle limitazioni e numerose difficoltà in termini di sicurezza, maneggevolezza e instabilità dell’effetto e quindi dell’efficacia dell’anticoagulazione. Tutto ciò portava alla necessità di un attento e regolare monitoraggio laboratoristico, oltre che clinico, dei parametri emocoagulativi, alla necessità di aggiustare il dosaggio del farmaco e talvolta di sospenderlo temporaneamente. Da poco meno di 10 anni, terminati gli studi clinici di fase III, sono comparsi alla ribalta dei nuovi attori della terapia anticoagulante chiamati “anticoagulanti orali ad azione diretta (DOAC)”, che si propongono di reinterpretare in chiave moderna lo scenario finora interamente occupato dai vecchi VKAs. Questi nuovi interpreti hanno meccanismi d’azione e proprietà farmacocinetiche diversi, ma condividono alcuni vantaggi decisamente eclatanti e interessanti rispetto agli interpreti precedenti: la dose fissa, l’assenza della necessità di un monitoraggio dei parametri emocoagulativi, le minori interazioni e la stabilità dell’effetto. Come tutti i farmaci, però, presentano potenziali difficoltà d’uso e complicanze anche molto importanti e quindi vanno usati in modo consapevole. L’uso appropriato dei DOAC dipende molto da un’approfondita conoscenza delle loro indicazioni, del loro uso in particolari scenari clinici e specifiche caratteristiche del paziente in trattamento, ma anche dall’esperienza che il medico ha potuto acquisire sul campo e dal confronto tra specialisti ed esperti. Negli ultimi anni la conoscenza e l’esperienza nel campo recitativo dei DOAC sono accresciute moltissimo e gli incontri divulgativi, congressi, offerte formative su questo. Questo incontro quindi vuole tentare di non essere l’ennesima ripetizione di contenuti noti, ma vuole proporre, con un gruppo di esperti che operano in prima linea, un approccio formativo snello, sintetico e molto pratico sui nuovi DOAC e su come si usano, su come si imposta un trattamento e si segue un paziente con tali farmaci, su come si gestiscono alcune situazioni cliniche particolari ricorrenti, anche alla luce delle più recenti acquisizioni in campo internazionale.

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